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2012/01/13

Voglio proprio vedere



Questa volta ci siamo dati appuntamento nella zona nord della città.
L’area urbana che ci è stata segnalata è uno spiazzo abbandonato da anni che, negli scorsi anni ma ora non più, ha ospitato circhi in transito. Qui Paola ci ha condotti a un approccio di tipo performativo per provare a comunicare con l’ambiente attraverso la totalità del nostro corpo. A piedi nudi, stesi sullo spiazzo erboso tra corso 11 Febbraio e Lungo Dora Savona, il tempo si è fermato e, inaspettatamente indisturbati dalle centinaia di automobili in veloce passaggio, siamo riusciti ad assaporare minuti di pace a contatto con il suolo.

Luoghi Liberati

Per questo pomeriggio ci siamo dati un appuntamento a metà del cavalcavia di Corso Bramante,
lungo la strada che porta al PAV, per un percorso di osservazione a planare, che ci portasse dalla visione dall’alto allo sguardo ravvicinato degli spazi, dal verticale all’orizzontale, fino a un’immersione sensoriale nel verde.


Ma cosa vogliono le piante?

In questa sessione ci siamo dedicati a raccogliere tutti i contributi portati da ciascun partecipante al gruppo in schede organizzate secondo le seguenti categorie: progetti urbani di giardini condivisi; tipologie di orti e giardini (giardini dei semplici, giardini delle spezie, coltivazioni “in scatola”, in particolare dei funghi); legislazione vigente; pubblicità e stile di vita contemporaneo; cronistoria del percorso.


Liberare l’immaginazione come i semi volanti


Questa uscita di luglio, sotto una calda pioggia monsonica, ci ha portati a visitare gli orti urbani privati e pubblici realizzati all’interno del quartiere San Salvario: dall’orto sospeso dello Studio 999, alle coltivazioni condivise della Casa del Quartiere, fino alla coraggiosa aiuola spontanea di piazza Nizza (fronte arrivo Metro).


La frequenza che mette in contatto gli uomini e le piante è il silenzio


In questo incontro sono stati allestiti tre tavoli di lavoro (letteratura, cartografia, progettazione) per sviluppare gli spunti raccolti e dare respiro alle esperienze vissute. Si è così avviata la produzione dei documenti (testi e immagini) volti alla realizzazione di questo diario e di un quaderno con approfondimenti e spunti di lavoro utili al workshop con il CAE.


La Forza della natura che è più grande della forza umana

Oltre alla realizzazione di altre cartoline autoprodotte, all’organizzazione della loro spedizione da luoghi e tempi diversi, la sessione di laboratorio è servita per fare esercizio di nuovi vocaboli inglesi per prepararci a dare il nostro benvenuto al CAE. Ricollegandosi alla precedente esplorazione sul campo abbiamo scorso le fotografie e preso visione di materiale web che illustra le sconvolgenti modifiche dell’area ex Fiat Avio.

L’ultimo grande spazio a Torino

L’architetto Marco Toscano, della Regione Piemonte ci ha guidato in visita all’interno del ex sito industriale di via Passo Buole, ora in via di riqualificazione, e, per orientarci nella ricognizione delle specie botaniche pioniere, si sono uniti al gruppo di lavoro il geologo Massimiliano Pautasso e gli esperti forestali Andrea Ighina e Igor Cicconetti.



Terapia dell’attesa

A partire da questa sessione di laboratorio abbiamo deciso di dare un titolo a ciascuna puntata, affidandoci alla dote di sintesi creativa che abbiamo scoperto in Nunzio. Si è qui discusso dei temi chiave che potessero essere utili alla preparazione dei contenuti e dei materiali da proporre durante il workshop di novembre, a cominciare dalla lettura della mappa della città, dove sono stati individuati i luoghi di appartenenza di ciascuno, scegliendo gli spazi urbani nei quali la natura è presente e con i quali trovare un legame affettivo.

Guardarsi allo specchio e vedere il mondo


Durante il primo incontro introduttivo, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, abbiamo cominciato a confrontarci e conoscerci disegnando. Ognuno ha disegnato un suo autoritratto in forma di fiore, in seguito confluito in un’unica composizione murale collettiva.